9 maggio 2013: "On the beat"

Roma - Via del Collegio Romano, 27 - Sala della Crociera

maggio 2013 - spettacolo teatrale

Titania Produzioni
direzione artistica Ida di Benedetto presenta

“ON THE BEAT”
(la chiamavano beat generation)  
di Nestor Saied

 

con 
FABRIZIO MONALDI – ALFIO MONTENEGRO - MARCO MONTINGELLI - BARBARA PETTI CLAUDIA PORTALE  - ANDREA ROCCHI – EVA SABELLI - ARTURO SCOGNAMIGLIO - LORENZA SORINO

partecipazione straordinaria di
ERICA BANCHI - GIORGIO LUPANO – NESTOR SAIED - GABY FORD  

ed il GIUSEPPE ZAMBON per commento musicale di “Bomba”

Drammaturgia e ricerca poetica LIDIA RIVIELLO 
Dj set and sound design VALERIA VENTRELLA
Impianto scenico: SILVIA DAYAN
Disegno luci : PAOLO DE ASMUNDIS
Luci e suono: Idea Musica Service 

Coordinamento organizzazione e comunicazione esterna: EMILIA CAMPANILE
Coordinamento produzione: MARIA POERIO
Coordinamento amministrazione: JENNY BELLO

 Regia di MARTA BIFANO

“On the beat” (la chiamavano beat generation) é la prima puntata di un work in progress riguardante il progetto teatrale sulla Beat Generation, un viaggio attraverso la letteratura degli anni '50 ' 60 e '70 e un reading musicale. Se da una parte restituisce la voce ai nomi più rappresentativi della letteratura di quel periodo: Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Lawrence  Ferlinghetti, William Burroughs, Gregory Corso, John Ashbery, John Giorno, Diane Di Prima,tanto per citare alcuni nomi, dall’altra ripercorre anche una strada musicale simbiotica e parallela attraverso la scelta accurata di brani rappresentativi dell’epoca che dal Be-Bop approda a Bob Dylan, a Patty Smith e poi a Tom Waits, Johnny Cash, Lou Reed e altri grandi protagonisti. 
Nell’America post-bellica degli anni Cinquanta, in risposta al dilagarsi del consumismo, dell’omologazione e del concetto di mercificazione scaturito dal boom economico, nacquela BEAT GENERATION, un movimento per lo più giovanile che reagisce agli stilemi conformisti imposti dalla società avvalendosi di parole nuove, tentando così di compiere una rivoluzione artistica e culturale nella ricerca di ulteriori linguaggi per rinnovare il contesto egemone e tradizionale considerato non più rappresentativo per quella nuova generazione.
Un atto di rottura che condusse l’America lungo percorsi fino ad allora rimasti in ombra, tra emarginati, sconfitti, vite bruciate, sentieri percorsi a passo veloce sul filo teso tra autocoscienza e autodistruzione. 
Obiettivo di “On the beat” è evidenziare comela BEAT GENERATIONnon sia un universo circoscritto a una manciata d’anni, a un insieme di nomi confinati nell'’underground newyorchese, ma un movimento culturale che è riuscito a oltrepassare la propria epoca e i confini geografici evocando una straordinaria onda lunga che ha generato ovunque nuove gemme culturali, musicali e artistiche. 
A tal proposito non mancano scelte di testi oltre che composizioni musicali di artisti italiani che, in modo più o meno diretto, sono stati influenzati dallo spirito e dagli ideali del movimento Beat contestualizzandoli e variandoli nella propria lingua, cultura, nel proprio tempo.
Pensiamo alle sperimentazioni artistiche, teatrali e poetiche diGianni Milano,di Dario Bellezza, Victor Cavallo, Simone Carella, Patrizia Vicinelli, Pablo Echaurren, oltre a molti altri.
Va ricordata la figura di Fernanda Pivano che per prima tradusse con passione le poesie e i testi della letteratura americana di Kerouac e poi di Ginsberg, Ferlinghetti e Corso diffondendoli e proponendo delle comparazioni con cantautori di quel periodo quali Fabrizio De Andrè e Francesco Guccini.

“On the Beat” è l’occasione per immergersi in un intenso intreccio di storie di questa epoca mitica che riescono a coinvolgerci nel gran tentativo di ridar vita alla capacità di sognare e di trovare gli strumenti per realizzare tale sogno, in nome del conseguimento di un'era dove vengano applicati principi fondamentali quali libertà, pace, bellezza, ottenuti anche con azioni di rivolta verso sistemi prestabiliti, inefficaci e lontani dalla creatività artistica. Temi che oggi dovrebbero costituire un acquisito vivere civile, ma che conservano ancora quel sapore di innovazione, apertura e intento liberatorio quanto mai pertinenti in un momento di crisi culturale e di difficoltà come quello attuale.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

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