Biblioteca

La Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte (BiASA) è una delle biblioteche pubbliche statali del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal 2015 è parte del Polo Museale del Lazio. E' l'unica specializzata in archeologia e storia dell'arte a livello nazionale. Dal 1998 fa parte del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) nel polo della Biblioteca nazionale centrale di Roma (BVE)

Storia

La Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte nasce nel 1875 come raccolta di libri annessa alla Direzione degli Scavi e dei Musei (poi delle Antichità e Belle Arti) del Ministero della Pubblica Istruzione, con sede in Piazza della Minerva e a disposizione dei funzionari di quella Direzione.
Nel 1914 la Biblioteca, precedentemente trasferita nel  Palazzo delle Assicurazioni di Venezia, viene messa a disposizione di una cerchia ristretta di studiosi qualificati: una decisione tanto più necessaria, in quanto, con l'inizio della guerra, il più importante istituto specializzato presente a Roma, l'Istituto Germanico, chiude la sua biblioteca agli utenti italiani. E' nel 1915 che la Biblioteca riceve la sua prima cospicua donazione, quella del principe Fabrizio Ruffo di Motta Bagnara: 15.000 volumi riguardanti l'arte, l'archeologia,  i viaggi, il teatro e la letteratura. Nel 1918, per iniziativa di Corrado Ricci, Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti, viene fondato l'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dellArte , al quale sono attribuiti essenzialmente compiti di documentazione bibliografica e al quale viene destinata la Biblioteca. Nel 1922  la Biblioteca è assegnata ufficialmente all'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte e trova la sua sede definitiva nelle sale del piano rialzato  di Palazzo Venezia; dal 1929 occuperà anche la Torre della Biscia. Sempre nel 1922 riceve in dono un fondo di circa 30.000 volumi da parte dello scrittore napoletano Rocco Pagliara e nel 1929 acquisisce la prestigiosa collezione di Rodolfo Lanciani, ricca di stampe, disegni, manoscritti e appunti autografi di topografia romana. Seguono nel 1930 la donazione dell'orafo Alfredo Castellani, nel 1933 la raccolta musicale di Alessandro Vessella e nel 1934 il lascito di Corrado Ricci. Nell'autunno del 1939 , per motivi di sicurezza legati alla imminente entrata in guerra dell'Italia, la Biblioteca è costretta a trasferirsi dalla sede di Palazzo Venezia nella Palazzina degli uffici dell'Accademia d'Italia alla Farnesina, dove rimane fino al 1947.
Nel dopoguerra, in  occasione del rientro della Biblioteca nella sede originaria, si procede ad una ristrustrutturazione degli ambienti, che vengono dotati di scaffalature, ballatoi e soppalchi  per permettere la collocazione del patrimonio librario in continuo aumento. Negli anni '50  la Biblioteca riceve in dono il fondo Alfredo Dusmet , quello di Ugo Monneret de Villard, comprendente volumi e opuscoli di archeologia e storia dell'arte orientale e la raccolta  Giulio Quirino Giglioli.
Parallelamente all'incremento delle raccolte, i compiti e le finalità della Biblioteca, che inizialmente coincidevano con quelli dell'Istituto, si sviluppano in modo autonomo e peculiare. Mentre l'Istituto assume, già dal 1924, il ruolo di organo di coordinamento e promozione della ricerca, la Biblioteca accentua, il suo carattere di servizio di documentazione nel campo dell'archeologia, della storia dell'arte, dell'architettura e delle arti decorative, rivolto non solo agli specialisti, ma anche agli studenti universitari e ad un pubblico più vasto. Questa nuova connotazione assunta dalla Biblioteca viene formalizzata nel 1967 con il suo inserimento tra le biblioteche pubbliche statali (D.P.R. 5.9.1967 n. 1501), che nel 1975 entrano a far parte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (Legge 29/1/1975 n.5). Successivamente, nel 1995, alla precedente denominazione di Biblioteca dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte viene sostituita quella attuale di Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte (D.P.R. 5/7/1995 n.417).

Il nuovo status della Biblioteca comporta, già dal 1967, un aumento della dotazione per gli acquisti mentre, nel corso degli anni '70, altre donazioni - il fondo Attilio Rossi (1971) e il fondo Rusconi (1975) - vanno ad arricchire il suo patrimonio. Nel frattempo, si aggravano le difficoltà legate alla sempre più evidente inadeguatezza degli spazi disponibili, rispetto sia all'incremento delle raccolte librarie che all'aumento dell'utenza. E' nel 1985 che, verificata l'inagibilità della Torre della Biscia, la Biblioteca è costretta a chiudere parzialmente i suoi servizi al pubblico fino al 1990, anno in cui la chiusura diviene totale, per permettere i lavori di ristrutturazione degli ambienti di Palazzo Venezia. Durante l'esecuzione dei lavori, la Biblioteca riesce ad acquisire nuovi spazi, che tuttavia si sono già rivelati largamente insufficienti: nel 1987 la sala Barbo, situata al piano terreno del Palazzo, concessa dalla Soprintendenza ai beni artistici e storici, e nel 1989 la Sala della Crociera, all'interno del Palazzo del Collegio Romano, già sede della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

La Biblioteca riapre al pubblico il 1° luglio del 1993 e nel corso degli ultimi anni concentra i suoi sforzi in direzione dell'automazione delle procedure e dell'ampliamento dei servizi: nel 1998 entra a far parte del Servizio bibliotecario nazionale (SBN) , mettendo così il suo patrimonio bibliografico a disposizione anche dell'utenza remota, e parallelamente introduce nuovi servizi (prestito locale e interbibliotecario, consultazione di basi dati, ufficio relazioni con il pubblico) finalizzati ad una più ampia fruizione e valorizzazione delle proprie risorse.